Quando dobbiamo ricordare la morte di Gesù Cristo?

Da un collaboratore:


PERCHÉ RICORDIAMO LA MORTE DI NOSTRO SIGNORE UNA VOLTA AL MESE?

NON SAREBBE MEGLIO FARLO SOLO UNA VOLTA ALL’ANNO? 




Ciò che espongo sono meditazioni personali, se sbaglio in qualcosa vi prego correggetemi, grazie! Leggiamo e meditiamo su 

Giovanni 1.29

«Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!» 

Gesù era l’adempimento di tutti i sacrifici della legge che puntavano al sacrificio perfetto di Gesù. Notate ora come l’apostolo insegna che la Cena del Signore è la partecipazione a un sacrificio. Leggiamo 

1Corinzi 10.14-22

La cena del Signore contrapposta ai sacrifici di comunione fatti sia in Israele che negli altari pagani:

«14 Perciò, miei cari, fuggite l'idolatria.15 Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi su quel che dico. 16 Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo non è forse la comunione con il corpo di Cristo? 17 Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico pane. 18 Guardate l'Israele secondo la carne: quelli che mangiano i sacrifici non hanno forse comunione con l'altare? 19 Che cosa sto dicendo? Che la carne sacrificata agli idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa? 20 Tutt'altro; io dico che le carni che i pagani sacrificano, le sacrificano ai demòni e non a Dio; ora io non voglio che abbiate comunione con i demòni. 21 Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. 22 O vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?»

Qui Paolo mette in contrapposizione il Pasto del Signore con i sacrifici animali dei pagani e di Israele. E spiega che il Pasto Serale del Signore è un sacrificio di comunione. Cosa significa? L’israelita che offriva un sacrificio nel tempio, come dice il v. 18, aveva “comunione con l’altare”; cioè, una parte lo sacrificava a Dio, mentre l’altra parte la mangiava insieme alla sua famiglia. Era chiamato un sacrificio di comunione o di pace perché simboleggiava che il credente mangiava alla tavola di Dio, e quindi era in pace con Lui, poiché nessuno mangerebbe con un nemico. Questa pace era dovuta al sacrificio animale riparatore che la persona aveva appena offerto a Dio. Ma a fare tali sacrifici non erano solo gli ebrei, ma anche i pagani. Per questo Paolo dice che se uno mangia di quella carne offerta in sacrificio in un tempo davanti a un idolo, è come se stesse mangiando alla mensa o alla tavola dei demòni. La cosa importante qui è capire che la Cena del Signore era come il mangiare un sacrificio offerto a Dio in nostro favore. Quel sacrificio è Gesù, la carne e il sangue del Figlio di Dio, e quindi mangiarne i simboli voleva dire partecipare al sacrificio di comunione. 

È importante capire che se uno offriva il sacrificio ma non mangiava del sacrifico, voleva dire che non era in pace con Dio, o meglio, non si cibava alla sua tavola.

Domanda: Quante volte si facevano sacrifici nel tempio di Gerusalemme o nei templi pagani? Una volta all’anno? Una volta al mese? Una volta alla settimana? Leggiamo:

Numeri 28.3-7

«3 Dirai loro: “Questo è il sacrificio fatto con il fuoco, che offrirete al SIGNORE [Yahweh]: degli agnelli dell’anno, senza difetti, due al giorno, come olocausto quotidiano. 4 Uno degli agnelli l’offrirai la mattina e l’altro agnello l’offrirai sull’imbrunire: 5 e, come oblazione [offerta, dono], un decimo di efa di fior di farina, intrisa con un quarto di hin d’olio vergine. 6 Tale è l’olocausto quotidiano offerto sul monte Sinai: sacrificio consumato dal fuoco, di profumo soave per il SIGNORE [Yahweh]. 7 La libazione sarà di un quarto di hin per ogni agnello; la libazione di vino puro al SIGNORE [Yahweh] la farai nel luogo santo.» 

Come vedete nel tempio venivano offerti ogni giorno due agnelli senza difetto. Ciò voleva dire che gli israeliti ricordavano due volte al giorno la morte dell’Agnello di Dio che li avrebbe salvati dalla morte eterna. Ogni giorno è sacro e dedicato a Yahweh. Come dicono i vv. 5 e 7, insieme all’agnello ogni volta offrivano anche della farina intrisa nell’olio e del vino rosso. Esattamente quello che fece Gesù nell’Ultima Cena: dopo aver mangiato l’agnello pasquale, prese del pane (fatto di farina e olio e basta), e del vino rosso. Quindi possiamo dire che nel tempio ogni giorno ricordavano la morte di nostro Signore due volte al giorno per sempre! Allo stesso modo anche noi oggi abbiamo un agnello, cioè il vero Agnello di Dio, che è stato offerto a Dio in nostro favore, e del pane (senza lievito) intriso con olio e del vino rosso che raffigurano il corpo e il sangue di nostro Signore.

Ma vuol forse dire che questo brano ci comanda di ricordare ogni giorno la morte di nostro Signore? Avete notato ad esempio che qui si parla di “olocausto quotidiano” e di “libazione”? Un olocausto era un sacrificio interamente bruciato nel fuoco e non rimaneva nulla di quel sacrificio che potesse essere mangiata dall’offerente! Inoltre su quel sacrificio che bruciava in odore soave a Yahweh, vi veniva versata una libazione, cioè un’offerta in forma liquida, cioè del vino rosso.

Esistevano però, oltre agli olocausti, anche dei sacrifici di comunione, chiamati anche sacrifici di pace o di riconoscenza. In questo caso solo una parte del sacrificio veniva offerta a Dio sull’altare, mentre il rimanente veniva consumato dalla famiglia dell’offerente, mentre tutti insieme mangiavano in PACE gli uni con gli altri! Leggiamo riguardo a questi sacrifici:

Levitico 3.1-5

I sacrifici di riconoscenza

«1 “Quando uno offrirà un sacrificio di riconoscenza, se offre bestiame grosso, un maschio o una femmina, l’offrirà senza difetto davanti al SIGNORE [Yahweh]. 2 Poserà la mano sulla testa della sua offerta, la sgozzerà all’ingresso della tenda di convegno e i sacerdoti, figli d’Aaronne, spargeranno il sangue sull’altare da ogni lato. 3 Di questo sacrificio di riconoscenza offrirà, come sacrificio consumato dal fuoco per il SIGNORE [Yahweh], il grasso che copre le interiora e tutto il grasso che vi aderisce, 4 i due rognoni [reni], il grasso che c’è sopra e che copre i fianchi, e la rete del fegato, che staccherà vicino ai rognoni. 5 I figli d’Aaronne faranno bruciare tutto questo sull’altare sopra l’olocausto, che è sulla legna messa sul fuoco. Questo è un sacrificio di profumo soave, consumato dal fuoco per il SIGNORE [Yahweh].» 

In questo caso l’offerente offriva a Dio bruciando sull’altare, il fegato, i reni e tutto il grasso dell’animale, e il resto restava a lui per mangiarselo. Notate che in quel caso era lui stesso, come dice il v. 2 che doveva uccidere l’animale. In questo modo imprimeva bene in mente che una vita moriva per lui, e prima di ucciderlo doveva posare la sua mano sulla testa dell’animale, a simboleggiare che tutti i suoi peccati venivano trasferiti sull’agnello o sull’animale.

Questo sacrificio qui nella NR06 è chiamato “sacrificio di riconoscenza”, ma ad esempio la CEI e la TNM lo chiamano “sacrificio di comunione”, la ND e la NR20 “sacrificio di ringraziamento”, la PDS “sacrifico per il banchetto sacro”. E infatti qui nel testo c’è una nota che dice: “Sacrificio di riconoscenza, altri traducono: “sacrificio di pace”; “sacrificio che salva”.” — Esso non veniva fatto in un giorno stabilito. Come vedete al v. 1 è scritto: «Quando uno offrirà un sacrificio di riconoscenza...» Notate che non dice QUANDO bisogna offrirlo, ma è lasciato a discrezione dell’offerente! Per questo i traduttori che lo chiamano “sacrificio di riconoscenza” vogliono sottolineare il fatto che non era fatto per un dovere, ma la persona, spinta dalla riconoscenza, lo offriva a Dio di sua spontanea volontà nel giorno in cui voleva farlo, cioè per riconoscenza a Dio! I traduttori invece che rendono con “sacrificio di comunione”, mettono in evidenza che con quel sacrificio l’offerente si trovava in comunione o legame stretto con Dio. Chi invece traduce con “sacrificio di ringraziamento” vuol dire che veniva fatto a Dio quando una persona desiderava ringraziare Dio per qualche benedizione ricevuta. Infine chi ha tradotto con “sacrifico per il banchetto sacro” ha voluto evidenziare che il sacrificio era seguito da un banchetto sacro, perché quel pasto era sacro. Tutte queste cose indicano che la famiglia seduta a tavola era simbolicamente a tavola con Yahweh, o come dice Paolo, partecipava alla mensa del Signore! Il Signore in questo caso è Yahweh, il sacrificio è Gesù, e noi tutti siamo i Suoi commensali o invitati.

Il punto che a noi interessa qui è che questo pasto veniva fatto OGNI VOLTA che uno lo desiderava. Non c’era una regola precisa. Gli israeliti ad esempio mangiavano l’agnello una volta all’anno in giorno di Pasqua, e anche quello era un sacrificio di comunione. Eppure durante l’anno, ogni volta che volevano, potevano mostrare la loro riconoscenza a Yahweh mangiando insieme a Lui alla Sua tavola l’agnello che prefigurava il vero Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo! Capite quindi che non esisteva una regola quando farlo, ma che era lasciato a discrezione del cuore della persona? Ogni volta che si parla di questo sacrifico infatti non è mai detto QUANDO bisognava farlo. Ad esempio: 

Levitico 22.29-30

«29 Quando offrirete al SIGNORE [Yahweh] un sacrificio di ringraziamento, l'offrirete in modo da essere graditi. 30 La vittima sarà mangiata il giorno stesso; non ne lascerete nulla fino al mattino. Io sono il SIGNORE [Yahweh].»

Levitico 19.5

«Quando offrirete un sacrificio di riconoscenza al SIGNORE [Yahweh], l'offrirete in modo che sia gradito.» 

Di nuovo non è specificato quando farlo. Notate però cosa dice Numeri 10.10:

«Così pure nei vostri giorni di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe quando offrirete i vostri olocausti e i vostri sacrifici di riconoscenza [cioè di comunione]. Ciò vi servirà di ricordanza davanti al vostro Dio. Io sono il SIGNORE [Yahweh], il vostro Dio.» 

Come vedete sebbene qui sia detto che potevano offrire questi sacrifici di riconoscenza quando erano gioiosi e volevano farlo, tuttavia dice che gli israeliti li offrivano insieme come comunità, all’inizio dei loro mesi. Per questo nelle Scritture speso leggiamo che si radunavano su alcuni colli per fare sacrifici, come quando il profeta Samuele invitò Saul a mangiare alla sua tavola il sacrificio che aveva offerto a Yahweh. Ricordate l’episodio? (1Sam 9.11-14, 19, 22-24) In simili occasioni, poiché al sacrificio era invitato tutto il popolo, non si sacrificava un agnello, ma un toro, poiché altrimenti non ci sarebbe stata carne a sufficienza per tutti.

Ed è quello che facciamo noi. Ogni inizio mese, il primo sabato del mese, quando ci raduniamo insieme in pace, mangiamo la cena del Signore per ricordare la morte dell’Agnello di Dio per noi. Non esiste una regola. Volendo possiamo farlo ogni qualvolta che ci sentiamo felici e desideriamo ringraziare il nostro Signore Gesù e il nostro Padre celeste per ciò che hanno fatto per noi, esattamente come faceva un israelita con il sacrificio di comunione. Ma è forse sbagliato se desideriamo ringraziare il Signore? Ovviamente no!

Ma ora sorge la domanda: Chi può mangiare il pane e il vino? Vediamo prima chi poteva mangiare il sacrificio di ringraziamento.

Levitico 7.11, 20

«11 «“Questa è la legge del sacrificio di riconoscenza [di comunione], che si offrirà al SIGNORE [Yahweh]. … 20 Quanto alla carne che si mangia, chiunque è puro ne potrà mangiare; ma la persona che, impura, mangerà della carne del sacrificio di riconoscenza che appartiene al SIGNORE [Yahweh], sarà tolta via dalla sua gente

Il punto non è se noi abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo oppure no! Il punto è se siamo puri davanti al Signore! Se lo siamo, allora possiamo mangiare. Notate cosa scrisse Paolo:

1Corinzi 11.26-34

«26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga». ~ [Notate come anche qui non venga data una data precisa, ma è detto OGNI VOLTA che lo fate, vale a dire, quando lo desiderate].

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

30 Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. 31 Ora, se esaminassimo noi stessi non saremmo giudicati; 32 ma quando siamo giudicati siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo. 33 Dunque, fratelli miei, QUANDO VI RIUNITE PER MANGIARE, aspettatevi gli uni gli altri. 34 Se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi riuniate per attirare su di voi un giudizio.

Quanto alle altre cose, le regolerò quando verrò.» 

Notate di nuovo, come al v. 33 dica: “quando vi riunite per mangiare…” Cioè non è stabilito un tempo preciso! Proprio come i sacrifici di comunione! E proprio come i sacrifici di comunione, prima di mangiarli uno doveva esaminarsi per vedere se si era puri davanti a Dio. Cioè senza peccato. Ma Paolo dice al v. 31 che se uno si esamina e chiede perdono non è giudicato davanti a Dio, perché non ha mangiato superficialmente e non ha mancato di rispetto. La legge del sacrificio di comunione, abbiamo visto in Levitico 7.20, diceva che «CHIUNQUE è puro ne potrà mangiare; ma la persona che, impura, mangerà della carne del sacrificio di riconoscenza che appartiene al SIGNORE [Yahweh], sarà tolta via dalla sua gente.»

La parola “CHIUNQUE” vuol dire chiunque, cioè senza restrizioni! Inoltre, avete notato che è detto che chi era impuro e ciononostante ne mangiava è detto che «sarà tolta via dalla sua gente»? Ciò voleva dire che moriva. Questo si collega bene alle parole di Paolo quando in 1Cor 11.30 dice: «Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.» Come vedete si sta parlando della stessa cosa! Infatti la Cena del Signore, come abbiamo detto è un sacrificio di comunione. Questo fatto è riconosciuto anche dal libro “Perspicacia” (vol. 2, pag. 500-501). Quindi TUTTI possono prendervi parte mangiando, l’importante e di esaminarsi PRIMA in preghiera.

Ma notate ancora un dettaglio che ci fa capire ogni quanto quei cristiani ricordavano la morte di Gesù.

1Corinzi 11.20-22:

«20 Quando poi vi riunite insieme, quello che fate non è mangiare la cena del Signore; 21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l'altro è ubriaco. 22 Non avete forse delle case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergognare quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo.» 

Qui vediamo che Paolo dice che ‘quando si riunivano, lo facevano per mangiare la cena del Signore’! Questo vuol dire che loro lo facevano settimanalmente, poiché si radunavano settimanalmente! E infatti ragioniamo, se fosse stata fatta una volta all’anno, ha senso che quei cristiani non avevano pazienza di aspettare gli altri, ma cominciavano a mangiare? Per questo Paolo ha dovuto dirgli, in 1Cor 11.33: “aspettatevi gli uni gli altri”! A quel tempo non esistevano orologi, e quindi ognuno veniva a suo comodo. Se fosse stata una occasione speciale annuale, è normale che si sarebbero aspettati gli uni gli altri, non vi pare? Ma se però ogni settimana voi siete costretti a dover aspettare i ritardatari, capite che è più facile che qualcuno si spazienti e inizi a mangiare prima che arrivino tutti. Inoltre è anche più facile che qualcuno ecceda nel bere, proprio perché è un comune pasto serale! E al v. 21 Paolo dice che qualcuno era ubriaco. Difficilmente uno si sarebbe ubriacato a una cerimonia solenne fatta una sola volta all’anno, mentre è facile che ciò avvenisse in un pasto normale. Poi se fosse stata solo l’occasione della Pasqua, Paolo certamente non lo avrebbe chiamato, come fa al v. 21: “pasto comune”!

Come saprete, questo pasto sacro è chiamato EUCARISTIA/EUCARESTIA. Eucaristia in greco significa “una esclamazione di lode”. La parola greca εὐχαριστία, eucharistía, significa: “Io ti rendo grazie…”, «ringraziamento, rendimento di grazie». In Mar 8.6 Gesù fa sedere sull'erba le persone e poi prima di passare il pane e i pesci è scritto che “rese grazie”, in greco è εὐχαριστήσας (eucharistēsas). Lo stesso in Marco 14.23 durante l'Ultima Cena. Anche in Luca 17.16. In Luca 18.11 il fariseo dice a Dio: “Ti ringrazio…”, in greco è εὐχαριστῶ (eucharistō)'. Lo stesso quando Gesù prima di risuscitare Lazzaro dice: “Padre, ti ringrazio di avermi ascoltato.” (stesso verbo). Lo stesso in 1Cor 14.16. Domanda: Non è forse vero che noi possiamo rendere grazie a Dio per il sacrificio di Cristo ogni volta che vogliamo?

Il motivo perché i primi cristiani ricordavano questo pasto in comune era: (1) Per anticipazione del banchetto messianico nel Regno di Dio, come dice Matteo 26.29: «Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.» (2) Mangiare insieme è una manifestazione di perdono e amore. (3) Mangiare insieme è simbolo di unità fraterna e di gioia. (4) Per ricordare la cena del Signore. 1Cor 11.20: «Quando poi vi riunite insieme, quello che fate non è mangiare la cena del Signore». 

Ma vuol forse dire questo, che tutti dobbiamo fare la stessa cosa? No! OGNUNO DEVE SEGUIRE LA PROPRIA COSCIENZA! Notate 

Atti 24.16:

«Per questo anch'io mi esercito ad avere SEMPRE una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini.» 

Questo vuol dire che non siamo tutti uguali. Forse qualcuno in coscienza non se la sente di ricordare la morte del Signore Gesù ogni mese come facciamo noi. Forse per lui/lei, è qualcosa che bisogna fare solo una volta all’anno. Ciascuno sia sempre con la coscienza pura davanti a Dio. Chi lo fa, lo fa per amore e rispetto verso Dio e Gesù. Chi non lo fa, lo stesso lo fa per timore di Dio e di Gesù. Ognuno quindi deve sentirsi libero e NESSUNO ha il diritto e l’autorizzazione a giudicare gli altri. Detto questo, concludo leggendovi due brani cristiani extra-biblici che ci dicono qualcosa al riguardo.

La Didaché, fu scritta secondo alcuni tra il 50-70 d.C. e secondo altri tra il 100-150 d.C. Nel punto 14.1-2 dice:

«Riuniti nel giorno del Signore [[domenica]], spezzate il pane e rendete grazie quando avete confessato i vostri peccati, perché sia puro il vostro sacrificio. Ma tutti quelli che hanno qualche discordia con il loro compagno, non si uniscano a voi prima di essersi riconciliati, affinché il vostro sacrificio non sia profanato.» 

Qui è detto che di DOMENICA prendevano il pane. Lo chiama “sacrificio”, perché come abbiamo visto, Paolo lo chiama sacrificio di comunione. Prima dovevano confessare i propri peccati e questo ci ricorda le parole di Gesù in Mat 5.23-24. Vi riporto anche cosa scrive il capitolo 9: 

«1. Riguardo all’eucaristia, così rendete grazie:

2. dapprima per il calice: Noi ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la santa vite di Davide tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.

3. Poi per il pane spezzato: Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.

4. Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli.

5. Nessuno però mangi né beva della vostra eucaristia se non i battezzati nel nome del Signore, perché anche riguardo a ciò il Signore ha detto: «Non date ciò che è santo ai cani».» (9.1-5)

Notate che bello l’esempio del pane che prima sotto forma di chicchi di grano era sparso su tutti i monti ed ora è stato radunato insieme nella congregazione cristiana! E così si prega che tutti possiamo essere radunati insieme nel Regno di Cristo. 

Un secondo esempio è quello di Giustino Martire che scrive più chiaramente che la Cena del Signore si celebrava ogni settimana, la domenica. Egli scrive:

«E nel giorno chiamato domenica, tutti gli abitanti delle città o della campagna si radunano in un luogo, e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti, finché il tempo lo permette; poi, quando il lettore ha finito, il presidente istruisce verbalmente ed esorta all'imitazione di queste cose buone. Allora ci alziamo tutti insieme e preghiamo, e, come abbiamo detto prima, quando la nostra preghiera è finita, vengono portati pane e vino e acqua, e il presidente allo stesso modo offre preghiere e ringraziamenti, secondo la sua capacità, e il popolo presente approva dicendo Amen; e vi è poi una distribuzione a ciascuno, e una PARTECIPAZIONE di ciò per cui si è reso grazie, e agli assenti una parte è mandata per mezzo dei diaconi.» (Prima Apologia, §67; vedi anche §65).

Di nuovo qui leggiamo che OGNI DOMENICA prendevano il pasto insieme, cioè il pane e il vino. Avete notato che si dice “pane e vino e acqua”, questo perché il vino non veniva bevuto puro ma diluito con acqua affinché tutti potessero prenderlo. Oppure, poiché qui parla di “popolo”, forse erano in tanti, e capite che a quel tempo non ci si poteva permettere di bere ogni settimana una damigiana di vino…e quindi si diluiva.

Ora queste parole furono scritte da Giustino Martire. Come dice il nome, lui fu martire, cioè fu ucciso a motivo della sua fede, come avvenne per la maggioranza dei cristiani fino all’anno 310 circa dopo Cristo.

Ora vi chiedo, fratelli e sorelle: Possiamo fidarci di quest’uomo? Ci avrà detto la verità? Notate cosa dice Wikipedia della sua morte:

«La sua fede lo porterà a subire una morte violenta. Fu condannato a morte da Giunio Rustico che era prefetto di Roma e amico dell'imperatore Marco Aurelio, fra il 163 e il 167, con queste parole: «Coloro che si sono rifiutati di sacrificare agli dèi e di sottomettersi all'editto dell'imperatore, siano flagellati e condotti al supplizio della pena capitale, secondo le vigenti leggi.» Di questo processo esiste ancora il verbale: Martyrium SS.Justini et sociorum VI. Giustino venne decapitato assieme a sei dei suoi discepoli, Caritone e sua sorella Carito, Evelpisto di Cappadocia, Gerace di Frigia (schiavo della corte imperiale), Peone e Liberiano.» 

Secondo voi, un uomo è disposto a morire per la sua fede se non è sincero? Questo ci dovrebbe far ragionare che tutte le prove Scritturali che abbiamo visto finora avvalorano l’idea espressa da Giustino e dalla Didaché che i primi cristiani ricordavano l’Ultima Cena ogni domenica, cioè il giorno della risurrezione.


SIMILITUDINI TRA CENA DEL SIGNORE E SACRIFICIO DI COMUNIONE 

(1Cor 10.14-22)




SACRIFICIO DI COMUNIONE             CENA DEL SIGNORE

ogni volta che si desiderava
“quando uno offrirà un sacrificio…”         “ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo vino”
(Lev 3.1; 19.5; 22.29)                                 (1Cor 11.26)
era un pasto di comunione in cui tutti 
partecipavano
“chiunque è puro ne potrà mangiare”        “partecipiamo tutti a quell’unico pane” (1Cor 10.17) 
(Lev 7.20) 

prima di mangiare bisognava esaminarsi

“la persona che, impura, mangerà...
del sacrificio                                              “ciascuno esamini se stesso, e così mangi” ...sarà tolta via” (Lev 7.20)                                                  (1Cor 11.28)

Giovanni 6:4, 47-58

Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina. [...]

47 In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna. 48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne».
52 I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?»
53 Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. 57 Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a motivo di me. 58 Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che hanno mangiato i padri e sono morti; chi mangia di questo pane vivrà in eterno».


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